Come costruisco un itinerario su misura: dietro le quinte del lavoro di una travel designer
Quando dico che lavoro come travel designer, una delle domande che mi viene posta più spesso è sempre la stessa:
«Ma in pratica cosa fai?»
La risposta più semplice sarebbe: organizzo viaggi.
Ma la verità è che il mio lavoro è molto più complesso di così.
Perché costruire un itinerario personalizzato non significa prenotare un hotel, suggerire qualche ristorante o creare una lista di luoghi da visitare.
Significa progettare un'esperienza.
Significa prendere desideri, esigenze, limiti, aspettative e trasformarli in un viaggio che abbia davvero senso per le persone che lo vivranno.
Ed è proprio questa parte che spesso rimane invisibile.
Quando un cliente riceve il dossier finale vede un documento ordinato, chiaro e pronto da utilizzare. Dietro quelle pagine, però, ci sono ore di ricerca, confronti, verifiche e decisioni.
Oggi voglio portarti dietro le quinte del mio lavoro e mostrarti come nasce davvero un itinerario su misura.
Tutto parte dalle persone, non dalla destinazione
Molti immaginano che la prima domanda che faccio sia:
«Dove vorresti andare?»
In realtà non è quasi mai questa.
Prima di parlare di destinazioni, cerco di capire chi ho davanti.
Perché due famiglie che desiderano visitare la stessa regione possono avere esigenze completamente diverse.
Una potrebbe cercare natura, tranquillità e ritmi lenti.
Un'altra potrebbe voler alternare musei, città d'arte e attività per bambini.
Una coppia potrebbe sognare un viaggio romantico tra vigneti e piccoli borghi.
Un gruppo di amici potrebbe essere interessato soprattutto a esperienze gastronomiche e attività all'aria aperta.
La destinazione è importante, ma non è il punto di partenza.
Il punto di partenza sono sempre le persone.
Per questo durante la fase iniziale raccolgo quante più informazioni possibili:
chi viaggia;
età dei partecipanti;
interessi;
stile di viaggio;
esperienze già vissute;
budget;
aspettative;
ritmi desiderati;
eventuali esigenze particolari.
Più conosco chi viaggerà, più il progetto finale sarà realmente personalizzato.
Cosa succede durante la call iniziale
La call iniziale
Molti immaginano una semplice conversazione per capire dove andare.
In realtà la call iniziale è una delle fasi più importanti dell'intero processo.
È il momento in cui cerco di comprendere non solo cosa desidera vedere una persona, ma soprattutto come desidera vivere quel viaggio.
Mi interessa capire:
cosa ama fare in vacanza;
cosa detesta;
quanto è abituata a spostarsi;
quanto tempo vuole dedicare alle visite;
se preferisce giornate intense o rilassate;
quanto è importante la gastronomia;
quanto conta il comfort dell'alloggio.
A volte emergono dettagli che cambiano completamente la progettazione.
Un bambino che soffre l'auto.
Una coppia che ama passeggiare ma non guidare.
Una famiglia che preferisce una sola base invece di cambiare hotel ogni notte.
Sono informazioni che non troverai mai in un itinerario preconfezionato.
Inizio eliminando, non aggiungendo
Una delle convinzioni più diffuse è che il mio lavoro consista nel trovare il maggior numero possibile di idee.
In realtà faccio spesso il contrario.
Elimino.
Oggi trovare informazioni è facilissimo.
Blog, social network, video, forum e guide permettono di scoprire centinaia di luoghi interessanti.
Il problema non è trovare cose da fare.
Il problema è capire quali meritano davvero di entrare nel tuo viaggio.
Una parte importante del mio lavoro consiste nel filtrare.
Non tutto ciò che è famoso è adatto a tutti.
Non tutto ciò che compare in una guida merita necessariamente una tappa.
A volte eliminare un luogo migliora il viaggio molto più che aggiungerne uno.
Costruisco prima il ritmo, poi il percorso
Uno degli errori che vedo più spesso è concentrarsi esclusivamente sulle tappe.
In realtà il vero segreto di un buon itinerario è il ritmo.
Quante ore di auto sono sostenibili?
Quanto tempo serve per visitare davvero un luogo?
Quando conviene fermarsi?
Dove è meglio rallentare?
Quando è utile lasciare spazio all'imprevisto?
Un itinerario può contenere luoghi straordinari e allo stesso tempo risultare estenuante.
Al contrario, un percorso costruito con il giusto ritmo può trasformare una destinazione già conosciuta in un'esperienza memorabile.
Cerco esperienze, non soltanto luoghi
Quando ripensiamo a un viaggio, raramente ricordiamo l'elenco completo delle attrazioni visitate.
Ricordiamo i momenti.
Una cena in una piazza illuminata.
Un mercato locale scoperto per caso.
Un picnic in riva a un lago.
Una passeggiata al tramonto.
Una degustazione in una piccola azienda familiare.
Per questo motivo cerco sempre di costruire itinerari che alternino visite ed esperienze.
Perché i ricordi più belli nascono quasi sempre lì.
Un esempio concreto: quando un itinerario non è solo una lista di tappe
Recentemente ho lavorato a un itinerario tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Slovenia.
Sulla carta poteva sembrare un viaggio piuttosto semplice.
In realtà c'erano molte variabili da considerare.
Una famiglia con due bambini.
Genitori interessati a cultura, arte e buona cucina.
Poca tolleranza per le code.
Desiderio di viaggiare con ritmi piacevoli.
Attenzione alla qualità delle strutture e dei ristoranti.
Il mio lavoro non è stato trovare luoghi da visitare.
Quelli erano già centinaia.
Il mio lavoro è stato selezionare quelli più adatti a quella specifica famiglia.
Capire quali attività meritassero davvero il tempo a disposizione.
Decidere dove rallentare.
Scegliere gli alloggi migliori in funzione delle visite previste.
Costruire un equilibrio tra scoperta e relax.
È questa la differenza tra una raccolta di informazioni e un itinerario personalizzato.
Scelgo gli alloggi come parte integrante del viaggio
Casa bretone
Molte persone scelgono gli hotel alla fine.
Io faccio l'opposto.
Gli alloggi influenzano il ritmo delle giornate, gli spostamenti e il livello di comfort generale.
Per questo li considero parte integrante dell'itinerario.
Negli anni ho imparato che una struttura ben scelta può migliorare enormemente un viaggio.
Una posizione strategica può evitare ore di trasferimenti.
Una camera adatta alle esigenze della famiglia può rendere più semplici le giornate.
Uno spazio esterno può trasformare una semplice serata in un momento speciale.
Verifico tutto ciò che può creare stress
Questa è probabilmente la parte meno visibile del mio lavoro.
Eppure è una delle più importanti.
Verifico:
orari;
distanze;
parcheggi;
tempi di percorrenza;
prenotazioni necessarie;
chiusure stagionali;
eventuali alternative.
Molti problemi si possono prevenire prima della partenza.
E spesso il valore di un itinerario ben progettato sta proprio in tutto ciò che il viaggiatore non dovrà preoccuparsi di gestire durante il viaggio.
Perché non utilizzo itinerari preconfezionati
Ogni tanto qualcuno mi chiede se utilizzo modelli già pronti.
La risposta è no.
Per un motivo molto semplice.
Non esistono due viaggiatori uguali.
Due persone possono visitare la stessa destinazione e avere esigenze completamente diverse.
Possono avere budget differenti.
Interessi differenti.
Ritmi differenti.
Per questo motivo non credo negli itinerari copia e incolla.
Credo nell'ascolto.
Credo nell'adattamento.
Credo nella personalizzazione.
È questo che rende ogni progetto diverso dal precedente.
Il dossier finale è solo la punta dell'iceberg
Quando il lavoro è terminato, il cliente riceve un itinerario organizzato e facile da consultare.
Ma quel documento rappresenta soltanto la parte visibile del processo.
Dietro ci sono ore di ricerca, confronto e progettazione.
Ci sono decisioni prese e altre scartate.
Alternative valutate.
Problemi anticipati.
Possibilità confrontate.
Il dossier è il risultato finale di un lavoro molto più ampio che rimane quasi sempre invisibile.
In conclusione
Tramonto sul lungomare di Arcachon, Francia
Negli anni ho avuto la fortuna di viaggiare in molte parti del mondo, vivere all'estero, coordinare gruppi e organizzare itinerari per persone con esigenze molto diverse tra loro.
Ogni esperienza mi ha insegnato una cosa.
Il viaggio perfetto non esiste.
Esiste il viaggio giusto per una determinata persona, in un determinato momento della sua vita.
Ricordo itinerari complessi che hanno richiesto settimane di lavoro.
Ma ricordo anche momenti semplicissimi.
Una famiglia che si rilassa in giardino dopo una giornata intensa.
Un tramonto osservato senza fretta.
Un bambino entusiasta per una scoperta inattesa.
Sono questi momenti che restano.
Ed è questo che cerco di costruire ogni volta che apro un nuovo progetto.
Non un itinerario perfetto.
Ma un viaggio che abbia davvero senso per chi lo vivrà.