Cosa ho imparato visitando oltre 20 Paesi (e perché oggi progetto viaggi in modo diverso)
Viaggio di nozze in Islanda
Se mi avessero chiesto a vent'anni cosa fosse un viaggio riuscito, probabilmente avrei risposto senza esitazione:
"Quello in cui riesci a vedere più cose possibili."
All'epoca misuravo la riuscita di un viaggio in monumenti visitati, città attraversate e fotografie scattate.
Più il programma era pieno, più avevo la sensazione di aver sfruttato bene il tempo.
Oggi, dopo oltre 20 Paesi visitati tra Europa, Nord America, Africa e Asia, la mia risposta è completamente diversa.
Perché negli anni ho scoperto una cosa che nessuna guida turistica racconta davvero:
un viaggio non si misura da quante cose riesci a vedere, ma da quanto riesci a viverlo.
È una lezione che ho imparato poco alla volta.
Come viaggiatrice.
Come tour leader.
Come expat.
Come mamma.
E infine come travel designer.
Quando pensavo che viaggiare significasse vedere tutto
In India
Per molto tempo sono stata quella persona che costruiva programmi densissimi.
Partenze all'alba.
Giornate piene.
Poche pause.
La sensazione costante che fermarsi significasse perdere qualcosa.
In parte era entusiasmo.
In parte la paura di non tornare più in quel luogo.
Così cercavo di infilare tutto nello stesso viaggio.
Poi ho iniziato a notare una cosa curiosa.
A distanza di anni ricordavo perfettamente alcuni momenti apparentemente insignificanti.
Molto meno certi monumenti famosissimi.
Ricordavo una colazione davanti all'oceano.
Una passeggiata senza meta.
Una conversazione con una persona del posto.
Un tramonto osservato senza guardare l'orologio.
E ho capito che spesso sono proprio questi momenti a rendere speciale un viaggio.
Non la corsa da una tappa all'altra.
Fare la tour leader mi ha insegnato che non esiste un itinerario perfetto
In Thailandia come Tour Leader
Una delle esperienze che più hanno influenzato il mio modo di vedere il viaggio è stata quella di tour leader.
Perché mi ha permesso di osservare da vicino decine di persone vivere la stessa esperienza.
E la cosa sorprendente era sempre la stessa.
Lo stesso viaggio generava emozioni completamente diverse.
C'era chi amava le grandi città.
Chi cercava la natura.
Chi voleva rallentare.
Chi avrebbe voluto aggiungere ancora più attività.
Da fuori sembrava che tutti stessero facendo lo stesso itinerario.
In realtà ognuno stava vivendo un viaggio diverso.
È stato allora che ho iniziato a capire quanto sia limitante copiare il programma di qualcun altro.
Perché un itinerario può essere perfetto per una persona e totalmente sbagliato per un'altra.
Vivere in Francia mi ha insegnato ciò che il turista non vede
Creperie in Bretagna
Quando ci si trasferisce all'estero cambia completamente il modo di guardare un Paese.
Da turista osservi.
Da residente inizi a capire.
Le abitudini.
I ritmi.
Le differenze culturali.
I luoghi che raramente finiscono nelle guide.
Da quando vivo in Francia mi sono resa conto di quanto spesso i viaggiatori vedano soltanto una piccola parte della realtà.
La Francia non è soltanto Parigi.
Non è soltanto la Costa Azzurra.
Non è soltanto i castelli della Loira.
Esiste una Francia fatta di mercati locali, piccoli villaggi, tradizioni regionali e luoghi poco conosciuti che spesso regalano esperienze molto più autentiche.
Questa esperienza mi ha insegnato una lezione fondamentale.
I luoghi più famosi non sono sempre quelli che lasciano il ricordo più forte.
Diventare mamma ha cambiato completamente il mio modo di viaggiare
Sulle Dune di Pilat, Francia
Se c'è stato un momento in cui il mio approccio ai viaggi è cambiato radicalmente, è stato quando sono diventata mamma.
All'inizio pensavo che viaggiare con bambini piccoli significasse semplicemente adattare ciò che facevo prima.
Mi sbagliavo.
Ho dovuto imparare un modo nuovo di progettare le giornate.
Un modo che oggi considero molto più intelligente.
Perché i bambini ti obbligano a fare qualcosa che molti adulti hanno dimenticato:
rallentare.
Ti costringono a osservare.
A fermarti.
A lasciare spazio all'imprevisto.
A non programmare ogni singolo minuto.
Con il tempo ho capito che non erano loro a dover adattarsi ai miei viaggi.
Ero io a dover costruire viaggi più equilibrati.
Paradossalmente, da quel momento ho iniziato a godermi molto di più le vacanze.
I dettagli pratici contano molto più di quanto immaginiamo
Quando guardiamo le fotografie di un viaggio vediamo panorami, spiagge, castelli e tramonti.
Quello che non vediamo sono tutti i dettagli organizzativi.
Un hotel scelto male.
Un parcheggio impossibile.
Una visita prenotata all'orario sbagliato.
Una giornata costruita senza considerare le distanze reali.
Un ristorante chiuso.
Una coincidenza persa.
Negli anni ho imparato che spesso la differenza tra una vacanza rilassante e una vacanza stressante non dipende dalla destinazione.
Dipende dall'organizzazione.
Forse è qui che emerge ancora il mio passato da ingegnere e project manager.
Per deformazione professionale ho sempre avuto la tendenza a pianificare, ottimizzare e prevedere problemi prima che si presentassero.
Oggi applico lo stesso approccio ai viaggi.
Alcuni dei miei ricordi preferiti non erano sulle guide turistiche
Squalo balena in Messico. Pochi metri di distanza. Un'emozione immensa.
Ripensando ai tanti viaggi fatti negli anni, mi accorgo che molti dei ricordi che porto nel cuore non erano nemmeno presenti negli itinerari che avevo preparato.
Sono arrivati per caso.
Una strada percorsa senza un motivo preciso.
Un villaggio incontrato lungo il tragitto.
Una festa locale.
Un mercato.
Una spiaggia poco conosciuta.
Un punto panoramico scoperto all'ultimo momento.
Sono esperienze che non si possono sempre pianificare.
Ma si può creare lo spazio perché accadano.
Ed è per questo che oggi non costruisco mai programmi troppo pieni.
Perché i momenti migliori spesso arrivano quando lasciamo un po' di respiro al viaggio.
Non esiste la destinazione migliore
Molte persone mi chiedono quale sia il Paese più bello che abbia visitato.
È una domanda a cui non riesco quasi mai a rispondere.
Perché non credo esista una destinazione migliore in assoluto.
Esiste la destinazione giusta per una persona in un determinato momento della sua vita.
Ci sono anni in cui abbiamo bisogno di avventura.
Altri in cui cerchiamo tranquillità.
Altri ancora in cui vogliamo semplicemente stare insieme alle persone che amiamo.
Lo stesso luogo può essere perfetto oggi e inadatto domani.
Ed è proprio per questo che diffido delle classifiche e delle liste dei "10 posti da vedere prima di morire".
Da ingegnere a travel designer: il metodo che porto nei miei itinerari
Nessun itinerario nasce da una formula predefinita. Ogni viaggio prende forma partendo dalle persone che lo vivranno.
Quando ho iniziato a lavorare come project manager non immaginavo che un giorno quelle competenze sarebbero state utili nel mondo dei viaggi.
Eppure oggi mi accorgo che il mio modo di progettare itinerari nasce proprio dall'incontro tra due mondi.
Da una parte la passione per il viaggio.
Dall'altra l'organizzazione.
Quando preparo un itinerario non penso soltanto a cosa vedere.
Penso ai tempi.
Agli spostamenti.
Alle energie.
Ai margini di flessibilità.
Alle alternative in caso di maltempo.
A tutto ciò che rende un viaggio più fluido.
Perché il mio obiettivo non è creare un programma pieno.
È creare un'esperienza che funzioni davvero.
Perché oggi progetto viaggi in modo diverso
Dopo oltre 20 Paesi visitati, anni da expat, esperienze come tour leader e viaggiatrice in fasi molto diverse della vita, ho maturato una convinzione.
Non vogliamo tutti lo stesso viaggio.
E non dovremmo averlo.
Ogni persona ha aspettative diverse.
Abitudini diverse.
Interessi diversi.
Tempi diversi.
Per questo motivo non credo negli itinerari standardizzati.
Credo nei viaggi costruiti attorno alle persone.
Perché il viaggio migliore non è quello che ha ottenuto più like sui social.
Non è quello copiato da una guida.
Non è quello che tutti stanno facendo.
È quello che riesce a rappresentare chi sei.
Ed è esattamente questo che cerco di costruire ogni volta che aiuto qualcuno a partire.
Salines de Maras, in Peru
Isole Lofoten
Nel Tempio dei topi, in India
Thailandia
A pochi metri dal ghiacciaio, in Islanda
Nel deserto in Marocco
Un mojito alla Bodeguita del Medio, Cuba
Sull’isola di Miyajima, Giappone.